CACHUPA CONNECTION: QUELLI CHE GLI ALTRI REPORT NON DICONO...
Scritto da Alessia, Marco, Mac, Tam   
Lunedì 03 Febbraio 2014 15:03

Il surftrip più avvincente dell’anno abbraccia due luoghi strettamente connessi, per quanto separati da tre ore abbondanti di volo: Lisbona e Sao Vicente.

 

 






Lisbona somiglia un po' a Trieste: fondata un casino di tempo fa da un poeta (..come Saba, solo appassionato di fado anziché dell’Unione) di nome Ferdinando Pessoa, è famosa nel mondo per i numerosi tram che, per distinguersi da quello di Opicina, vengono dipinti di colore giallo, per Piazza Unità (che però là si chiama Piazza del Commercio ed è forse un po’ più grande) e per il “Ponte Curto” più lungo del mondo, che assomiglia vagamente al GoldenGate.





A Lisbona il castello di Miramare si chiama Torre di Belem, in onore di una patasgnauza comparsa spesso sulle cronache rosa, ed io ci sono stato dentro… alla torre. Poi vicino c’era pure un museo di arte moderna che a Miramare non l’anno mai fatto, però da noi c’è la SVBG che loro non hanno quindi dirie che siamo pari..
A Lisbona si potrebbe anche fare windsurf perché c’è vento e la vicino c’è pure El Guincho, ma, sarebbe abbastanza idiota visto che poi si va a Sao Vicente: meglio passeggiare per i pittoreschi quartieri del centro, mangiare tutto quello che capita a tiro (ottimo il pesce, “bacalau” ma non solo..), abbondare con gli ottimi vini, superalcolici di contrabbando “perchè hanno troppi gradi per essere messi in commercio” e birra Sagres. Unica pecca della città: i tassisti di Lisbona che fanno l’impossibile per “farti la festa”.





Pare che Ferdinando Pessoa, dopo avere costruito poco fuori da Lisbona il monumento alla scoperta del nuovo continente con degli azuleios venuti male, ebbe una breve ma intensa relazione con Cesaria Evora (regina della morna capoverdiana, originaria di Mindelo, capitale di Sao Vicente) da cui nacque una splendida fanciulla che oggi lavora in aeroporto (vedi foto). O forse fu Ferdinando che cambiò sesso, diventò Cesaria Evora e si trasferì a Capoverde dove sposò Amilcar Cabràl ed insieme fondarono le linee aeree capoverdiane.. Non lo so esattamente perché ho guardato velocemente sia wikipedia che windguru:

 

 

comunque Sao Vicente è splendida, Mindelo è la città dove tutti vorrebbero vivere (nelle piazze c’è pure il wi-fi) e si mangia benissimo pure qui. Ci sono anche ben cinque università, a cui tutti e quattro ci siamo iscritti – nonsisamai- alla modica cifra de qualche cucumero-escudos. Il clima è una figata, vento, secco e temperato tranne in estate quando diventa umido ed afoso: ma chi se ne frega? In estate si resta a Barcola...

 

Anche a Mindelo c’è una copia della Torre di Belem, anche se somiglia di più a quella dei playmobil. Ma ai capoverdiani questo remake pacchiano non sembra interessare più che tanto, impegnati come sono a spazzolare sostanziose razioni di cachupa offerte al mercato del pesce adiacente, non avevando spazio e l’hanno messa attaccata alla pescheria centrale, un po’ come se spostassero il castello di Miramare sulle Rive dove c’era l’ex magazzino vini. Detta così pare un po’ una puttanata, ma pensando alla super-ideona di buttare tonnellate di schei per realizzare un “Parco del Mare” in Campo Marzio, mi sa che abbiamo poco di cui bullarci.



A Sao Vicente non c’è il tram, ma si viaggia con gli “alughèr”, dei pulmini che caricano gente a caso e ti portano dove vogliono loro partendo quando sono pieni: perfetti per conoscere usi e costumi della popolazione locale ma non particolarmente indicati per recarsi ad un appuntamento.

Comunque c’è vento sempre quindi, se la tua destinazione principale è il windsurf, a prescindere dall’ora in cui arrivi in spiaggia, puoi planare fino a quando non capisci che hai fatto abbastanza, attorniato da allegri branchi di pesci volanti, aerei altrettanto volanti che sembrano atterrarti in testa e scenografici arcobaleni (ma solo con i colori della bandiera capoverdina).

 

 

Se non capisci in tempo quando smettere ti infortuni provando la solita manovra semi-stilosa che non entrerà mai, ma ti puoi consolare strafogandoti di garropa alla griglia e caipirinha al maracuja nel bistrot dietro al centro surf dello svedese di origine svizzera oppure regalandoti una cavalcata in riva al mare sui bianchi cavalli della misteriosa ereditiera Manuel, che abita nella super villona sopra la spiaggia.

 

 

 

 

 

 

A chi non fa surf, non mangia pesce, detesta la musica capoverdiana, odia le creole sorridenti, disprezza le persone rilassate e non necessita del wi-fi, può passare le giornate cimentandosi in meravigliose escursioni nelle zone desertiche dell’isola, passeggiare lungo spiaggie solitarie ed incontaminate, ammirare il geyser di Playa Grande, inoltrarsi nei canyon segreti nella zona del lazzaretto (consigliati da geo&geo!), scarpinare fino alla sommità di Monte Verde (..dove cresce anche il “fenocetto barcolano”), oppure salire in cima ai vulcani dell’isola ed eventualmente pure buttarcisi dentro. Ulteriore alternativa sarebbe giocare a calcio, visto che sia in Portogallo che a Capoverde di campi e campetti con le porte ce ne sono a centinaia. Altrimenti si pratica il kitesurf nelle spiagge a nord, mentre, ahimè, è ancora poco diffuso il curling.

 

 

La gente a Sao Vicente, accozzagli variegata di nativi e naturalizzati, purosangue meticci come noi triestini, sempre pronti a far festa a base di atum alla griglia e caipirinha, rimane comunque l’aspetto più positivo di quest’isola meravigliosa, che, per sua fortuna, resta ancora fuori dai grandi flussi turistici.



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Commenti  

 
#1 crino 2014-02-03 16:36
complimenti per il report, come sempre avvincente e particolareggia to di infiniti ed utili dettagli....qua ndo date i primi esami all'università? ????
 
 
#2 roby 2014-02-03 16:52
ci avevo fatto un pensierino ma se il curling non è ancora diffuso mi sa che opto per un giro alle Torri :P
 

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